History

Le prime notizie storiche sul borgo risalgono all’epoca dei Longobardi. Data la sua posizione strategica, il castrum faceva parte dei territori governati dai duchi di Spoleto insieme al Gastaldato di Ponte. Dopo le incursioni saracene, nell’890, sulle alture della Valle del Nera sorsero torri di vedetta a guardia delle strade.

Cerreto di Spoleto, insieme alla vicina Rocca di Ponte, controllava importanti nodi viari: la via che attraversa la Valle del Vigi e quella che attraversa la Valle del Tissino che, salendo a Roccatamburo e a Poggiodomo, mette in comunicazione Cerreto con Monteleone di Spoleto e con l’Altopiano di Leonessa. Altro importante asse viario che Cerreto controlla è quello che, costeggiando il corso del Nera, procede a sud in direzione Terni e che, in direzione nord, si biforca in direzione di Norcia e di Visso.

Da Carlo Magno fino al 1446 il castello fu soggetto ad una lunga contesa tra Chiesa ed Impero poi tra le fazioni ghibelline che reclamavano l’indipendenza dal papato. In parte distrutto dalle milizie guelfe, dal 1446 Cerreto di Spoleto si sottomise al potere della Chiesa. Dalla fine del Cinquecento, placatesi le secolari battaglie, molte delle torri di vedetta della Valnerina ed alcune torri di difesa vennero trasformate in colombaie o cave di pietra.

Gli insediamenti sparsi nel territorio di Cerreto di Spoleto fanno da indispensabile cornice a questa storia: Borgo Cerreto, Bugiano, Colle Soglio, Macchia, Nortosce, Rocchetta e Triponzo sono solo alcuni dei bellissimi borghi che circondano il castello.

Cerreto di Spoleto appartiene alla tipologia dei castelli di poggio, con una via di cresta affiancata da vie parallele, in cui ora si affacciano eleganti palazzetti gentilizi dei secc. XVII e XVIII. Il castello di Cerreto culminava in una rocca di cui resta, ora, l’alta torre. Era cinta da un’imponente cerchia di mura disposte a duplice cinta sul lato sud-orientale. Sull’antica platea si ergeva un’annosa quercia, la “sacra quercus” cantata dal Pontano ed emblema di Cerreto.

Dell’antica cinta muraria esterna resta la Porta ad arco tondo, prossima alla Chiesa e Convento di San Giacomo (oggi sede del CEDRAV) e quella addossata alla Chiesa rinascimentale di Santa Maria “Delibera”, o del Soccorso. Importanti sono gli affreschi cinquecenteschi presenti al suo interno.

Personaggio illustre nativo di Cerreto fu Gioviano Pontano (1429-1503) poeta ed umanista vissuto a Napoli presso la corte aragonese, che ricordò spesso nelle sue opere il nobile castello lambito dal Nera.

Da non perdere è la Chiesa parrocchiale di Santa Maria Annunziata, a cui si accede da un portale del 1592 aperto sul lato sinistro dell’unica navata. Sculture lignee e preziosi affreschi decorano l’interno della Chiesa.

Alle pendici del castello scorre il Fiume Nera, l’antico Nahar, affiancato dalle forme geometriche dei prati e dei campi di fondovalle e nascosto da uno stretto bosco fluviale di salici, pioppi e ontani.
Oggi Cerreto di Spoleto promuove un turismo sostenibile e compatibile con gli equilibri degli ecosistemi acquatici. Grazie anche alla collaborazione con Legambiente gli appassionati ed i neofiti possono praticare la pesca a mosca e la pesca “no kill” sul fiume Nera, con la soddisfazione di contribuire a preservare la natura incontaminata della Valnerina.

Tutta l’area, come il resto della Valnerina, è ricca di itinerari naturalistici di pregevole bellezza, come quello che conduce alle pendici di Monte Maggiore (1428m s.l.m.), da dove è possibile intraprendere vari altri itinerari di trekking a piedi e a cavallo.


Nel vocabolario della Crusca del 1612 gli abitanti di Cerreto di Spoleto venivano descritti come "Coloro che per le piazze spacciano unguenti, o altre medicine, cavano i denti o fanno giochi di mano che oggi più comunemente dicesi Ciarlatani,...da Cerreto, paese dell`Umbria da cui soleva in antico venir siffatta gente, la quale con varie finzioni andava facendo denaro". L`associazione di questo termine agli abitanti di Cerreto di Spoleto è attestato in lingua italiana fin dai primi anni del Cinquecento ed ha conosciuto una tale fortuna da migrare in tutta Europa.

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