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Circuiti

Preci, Cerreto di Spoleto, Vallo di Nera, Sant’Anatolia di Narco, Scheggino - Borghi e Castelli della Valle del Nera
Cerreto di Spoleto

Tipologia: Circuiti
Lunghezza: 85 km
Difficoltà: In Automobile
Durata: Da 4 a 8 ore
Interessi: Storico - Culturale

L’itinerario conduce dal castello di Preci e dalla Valle Castoriana, nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini, alle Cascate delle Marmore con un percorso di circa settanta chilometri che segue parallelo il corso del fiume Nera che ad Orte confluisce nel Tevere attraversando luoghi saturi di storia: lungo la valle borghi fortificati, castelli e torri di avvistamento contrassegnano il paesaggio. L’itinerario è raggiungibile anche da Cascia e da Norcia seguendo da Serravalle di Norcia la viabilità di fondovalle che scorre parallela al corso del fiume Corno.

Preci, nella valle Castoriana, fu uno dei più antichi centri del monachesimo europeo. Nel V secolo, secondo la tradizione, eremiti siriani sotto la guida dell’abate Spes, cui successe Eutizio, si stanziarono nella valle Castoriana attraversata per intero dal fiume Campiano. In quegli anni Odoacre, re degli Eruli, deposto Romolo Augustolo e proclamatosi imperatore, aveva distribuito tra i suoi guerrieri la terza parte delle terre del demanio e delle proprietà agricole. Era la fine dell’Impero romano d’Occidente. Dediti all’evangelizzazione oltre che all’ascesi, quegli eremiti si dedicarono alla cura delle anime e dei corpi, suscitarono numerose vocazioni e trasformarono la Valle Castoriana in un’oasi di preghiera e di pace. Il toponimo “Le Preci” ricorda quell’intensa esperienza spirituale alla quale attinse il giovanissimo Benedetto da Norcia.

Sul primitivo oratorio dedicato alla Madre di Dio, nel 1190 venne eretta l’Abbazia benedettina intitolata ai due santi abati. Presso di essa, era attiva una farmacia e un ospedale, poi ai monaci infirmarii successero medici laici: nei secoli XVI-XVII i chirurghi di Preci per la loro grande perizia operavano nelle principali corti europee.

Preci, castello di pendio, è stato fondato nella seconda metà del secolo XIII, che è rimasto compatto nella sua struttura originaria nonostante alcuni innesti di edifici gentilizi del secolo XVI, quando il castello conobbe una seconda fioritura dopo la pace con Norcia nel 1555. Preci è patria di celebri chirurghi che si affermarono in tutta Europa nell’estrazione della cataratta, nella rimozione dei calcoli vescicali e nelle operazioni all’inguine: i ferri, i libri e gli strumenti del mestiere di questi antichi chirurghi sono conservati nel Museo della Chirurgia contiguo al palazzo Comunale. All’interno del castello la chiesa di Santa Maria e bei palazzetti gentilizi del XVI e XVII secolo appartenenti alle famiglie degli antichi chirurghi di Preci.

Seguendo il corso del fiume Campiano, che scorre ai piedi del colle su cui è adagiato il castello di Preci, dalla chiesa della Madonna della Peschiera si giunge a Pontechiusita: ad est, la strada si dirige verso Visso e le sorgenti del Nera; ad ovest, in direzione di Terni e della Cascata delle Marmore, l’itinerario conduce al lebbrosario di S. Lazzaro in Valloncello (1216) che la tradizione vuole fondato da San Francesco.

Da qui si arriva a Triponzo, dove il fiume Corno confluisce nel Nera. Le calde acque sulfuree del Nar (nome originario del Nera) alimentavano un tempo le terme romane di Tripontium, l’attuale Triponzo.
Dopo Triponzo, si avvista lo sperone su cui è arroccato il castello di Cerreto di Spoleto ai piedi del quale confluiscono nel Nera il fiume Vigi, proveniente da Sellano, e il fiume Tissino proveniente da Poggiodomo e convergono storiche vie di comunicazione.

Ai piedi del castello di Cerreto di Spoleto, si attraversa la frazione di Borgo Cerreto, avamposto fortificato a controllo dei guadi, con la chiesa francescana di San Lorenzo al cui interno si conservano affreschi del XIV e XV secolo tra i quali spicca una Deposizione.

Maestosa, dai lacerti delle possenti mura disfatte da secoli di pace, s’erge l’alta torre campanaria del castello di Cerreto di Spoleto. Da visitare, la chiesa di S. Maria “Delibera” («libera nos a peste, a fame a bello») con l’abside ricavata da una torre di guardia, e la chiesa di S. Maria dell’Annunziata. All’interno, tele d’altare dedicate all’Annunciazione, all’adorazione dei magi e alla strage degli innocenti.

Scesi a valle, una deviazione conduce a Ponte, castelliere preistorico, poi rocca romana, quindi castello longobardo a nido d’aquila aggrappato all’ispido sperone che incombe sulla via parallela al corso del Nera ed a guardia della valle del Tissino e dell’antica strada che conduceva ai castelli di Poggiodomo e Monteleone di Spoleto. Nel borgo, la chiesa di S. Maria Assunta il cui rosone, mediante le serie di colonnine scandite dal numero nove, evoca il mistero trinitario. All’interno, la suggestiva tela della Deposizione della scuola di Daniele da Volterra con l’intenso pathos delle pie donne riverse su Maria giacente a terra.

Da Borgo Cerreto una deviazione in direzione di Sellano conduce all’ex convento francescano della Madonna di Costantinopoli realizzato lungo alcuni percorsi che un tempo da Spoleto giungevano in Valnerina.

Riprendendo la strada statale Valnerina per Sant’Anatolia di Narco, in direzione di Spoleto, la chiesa della Madonna dell’Eremita risalente al Mille, un tempo centro di culto tra i più frequentati di tutta la Valnerina. Nei pressi, alcune grotte ricordano la primitiva presenza anacoretica. Poco dopo, Piedipaterno, ed in alto su uno sperone roccioso, il castello di Paterno adiacente il guado del Nera.

Proseguendo si giunge a Vallo di Nera, il Castrum Valli dei tempi di Federico II. La cinta muraria è quasi intatta, come il circuito viario interno. La possente torre, munita di caditoie da cui gli assediati facevano piovere pietre e olio bollente sugli assedianti, rievoca secoli convulsi culminati coi saccheggi dei Lanzichenecchi e delle truppe di Sciarra Colonna reduci dal sacco di Roma (1527). Nel corso dei secoli molte delle antiche torri di difesa del castello divennero colombaie o abitazioni. Sulla piazzetta dell’antica rocca, la chiesa di San Giovanni con la splendida Dormitio Mariae di Jacopo Siculo.

Prossimi alle mura, il convento e la chiesa francescana di Santa Maria Assunta che racchiude tesori d’arte tra i quali il martirio di S. Lucia; la dolce Madonna del Maestro di Eggi; le Madonne del Latte venerate dalle gestanti e, di Cola da Pietro di Camerino (1401), l’affresco della processione dei Bianchi: flagellanti che per scongiurare i castighi della peste, della guerra, della fame espiavano le colpe proprie ed altrui.

Da Vallo di Nera, una strada sale ai Piani di Mucciafora sovrastati dal massiccio del Monte Coscerno, lembo di paradiso non alterato da umani affanni in cui tra pascoli ubertosi, placidi errano gli armenti e il pensiero. Oltre l’altopiano, i castelli di Poggiodomo e di Monteleone di Spoleto.

Prima del castello di Sant’Anatolia di Narco l’itinerario, seguendo la strada carrozzabile, passa ai piedi di Castel San Felice, all’origine insediamento eremitico, poi castello a guardia del ponte sul Nera. Il borgo conserva ancora il sapore medievale con le antiche viuzze e i cavalcavia tra le case cui si accede da ripide scale esterne. In questo lembo della valle del Nera, o Val di Narco, Mauro e Felice, padre e figlio, giunti dalla Siria nel secolo VI vissero nelle grotte, insegnarono il Vangelo e lo misero in pratica trasformando le paludi in campi coltivati. Estirparono la malaria, “morbus draconis” e i torbidi residui del paganesimo rurale: uccisero il “drago”.
A ricordo dell’impresa, nel fregio della facciata dell’Abbazia dei santi Felice e Mauro i maestri lombardi scolpirono Mauro armato d’ascia che, assistito da un angelo, abbatte il rettile e Felice mentre resuscita il figlioletto d’una vedova. Sopra il rosone, l’Agnus Dei, emblema dei luoghi di culto benedettini. All’interno, notevole l’affresco raffigurante l’adorazione dei Magi.

Su di un poggio, poco distante dall’abbazia, il borgo di Sant’Anatolia di Narco, castello all’incrocio della via montana che, risalendo l’antica viabilità ai piedi del Monte Coscerno e giunge a Caso e Gavelli per poi discendere a Monteleone di Spoleto, Cascia e all’altopiano di Leonessa. All’interno del castello di Sant’Anatolia di Narco, che conserva ancora una monumentale porta di accesso, la chiesa di Santa Maria delle Grazie ed il Museo della Canapa.

Proseguendo l’itinerario: la guelfa Scheggino con l’alta torre della rocca e le mura da cui nel 1522, mentre gli uomini erano lontani a  mietere sotto il sole di luglio, donne vecchi e bambini difesero il loro paese. Fuori le mura, ai tempi di papa Urbano VIII, sorgeva l’opificio per la lavorazione del minerale ferroso trasportato dalle miniere di Monteleone di Spoleto e di Gavelli. L’acqua del Nera moveva i congegni di mulini, frantoi e gualchiere.
La chiesa di San Nicola racchiude tele preziose tra cui la Madonna del Rosario di Pierino Cesarei (1595) e il martirio di San Giovanni Evangelista, patrono dei frantoi, grande tela trasportata da Roma dai “mulari” del paese ed eseguita da Guidobaldo Abatini (1664).

Proseguendo, sulla riva destra del Nera, il duecentesco castello di Ceselli eretto a difesa del feudo dell’abbazia di San Pietro in Valle. Da qui, una strada carrozzabile conduce al castello di Civitella, ancora cinto da mura, e al castello di Monte San Vito da cui una magnifica vista aerea della valle s’apre allo sguardo fino alla Cascata delle Marmore.

Fuori dal castello di Ceselli, l’antica pieve romanica dedicata a San Vito protettore dalla rabbia canina. Più avanti, su un antico cammino montano per Spoleto, il castello di San Valentino con l`omonima chiesa con affreschi ben conservati del XIV e XV secolo.

Prima di giungere a Ferentillo, da Sambucheto una deviazione conduce all’abbazia di San Pietro in Valle, sorta in onore di Pietro e Lazzaro, eremiti siriani che nel secolo VI abitarono quelle grotte montane. Faroaldo II, duca longobardo di Spoleto cui era apparso in sogno S. Pietro, sulla tomba dei due santi eremiti, nel 703, fece erigere la chiesa dedicata all’Apostolo e vi trascorse gli ultimi anni della sua vita come monaco benedettino ed ivi riposa in un sarcofago romano. L’imperatore Enrico II, nel 1016, ampliò la chiesa dotando l’abbazia d’un ampio e ricco feudo. Sui pilastri del portale, gli apostoli Pietro e Paolo scolpiti con fattezze barbariche come il paliotto d’altare di “magester Ursus” dedicato dal duca longobardo Hilderico Dagileopa ai SS. Pietro, Leone e Gregorio. Per la munificenza di Enrico II fu eseguita anche la grande serie d’affreschi che, iniziando dalla creazione del mondo, si concludono con il ciclo con la Resurrezione di Cristo. Nell’abside, il maestoso Christus Docens del ‘300. Di fronte all’abbazia, le rovine del castello d’Umbriano con l’alta torre di vedetta.

Superata l’abbazia di San Pietro in Valle, Ferentillo, che comprende due castelli, Matterello e Precetto, eretti nel ‘200-‘300 sulle opposte sponde del Nera a sbarrare la valle e difendere l’abbazia di San Pietro in Valle. A Precetto, nella cripta della chiesa di S. Stefano, vi è l’antico cimitero con corpi naturalmente mummificati divenuti oggetto d’attrazione turistica. Una breve deviazione per San Mamiliano permette di ammirare l’antico castello, ben conservato, e la tavola con la Vergine e Santi dipinta da Jacopo Siculo (1538).

A Ferentillo, nella pieve di S. Maria dall’alta e snella torre campanaria cappelle dedicate ai santi patroni delle corporazioni artigiane; Pietà lignea, arte tirolese del ‘400; battistero dei maestri lombardi. Sullo sperone roccioso di Monte Bufone, erto sul Nera, la rocca di Montefranco fondata nel 1288 da ribelli affrancatisi da Arrone, chiusa dalla munita cinta muraria dei potenti Arroni (sec. XI-XII).

Conclude l’itinerario, la spettacolare coreografia della Cascata delle Marmore in cui le acque del Velino per 165 metri precipitano con una triplice balza nel Nera. Il taglio delle formazioni rocciose, nel 271 a.C., fu affidato dal senato di Roma al console Manio Curio Dentato allo scopo di bonificare a fini agricoli le malsane paludi della piana di Rieti create dalle esondazioni del Velino.

Questo itinerario è il proseguimento ideale dell’itinerario benedettino che da Norcia arriva a Preci e dell’itinerario agostiniano che da Cascia conduce all’eremo della Madonna della Stella e al castello di Ponte.

 

Photogallery: Preci - Preci, l`Abbazia di Sant`Eutizio - Cerreto di Spoleto, la Chiesa dell`Annunziata - Ponte, la Chiesa di Santa Maria Assunta - La Ferrovia Spoleto-Norcia - Abbazia dei Santi Felice e Mauro - Il castello di Vallo di Nera - Vallo di Nera, la Chiesa di San Giovanni - Il castello di Caso - Scheggino - Scheggino, la Chiesa di San Nicola

 

Videogallery: La Valle Castoriana, tra passato e presente - Preci, tra passato e presente - Un viaggio nella valle del fiume Nera - Cerreto di Spoleto, tra passato e presente - Vallo di Nera - Sant`Anatolia di Narco e il suo territorio - Scheggino

 

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