itinerari

Circuiti

Cascia, Monteleone di Spoleto, Cerreto di Spoleto - L`itinerario dei Castelli della Valnerina
Cerreto di Spoleto

Tipologia: Circuiti
Lunghezza: 50 km
Difficoltà: In Automobile
Durata: Da 4 a 8 ore
Interessi: Storico - Culturale

Questo itinerario, che da Cascia, passando per Monteleone di Spoleto, Usigni e Poggiodomo raggiunge Borgo Cerreto e Cerreto di Spoleto, permette di visitare ciò che resta di otto importanti castelli testimoni della storia turbolenta e irrequieta della Valnerina in epoca medievale.

Dell’antica rocca di Cascia (m 653 s.l.m.) eretta durante il pontificato di Paolo II sulle fondamenta d’una fortezza alto-medievale, resta solo la parte del cassero sopravvissuta alla distruzione ordinata nel 1517 da Leone X per por fine a tentativi di rivolta e colpi di mano delle fazioni ghibelline ribelli alla Chiesa. Successivi terremoti fecero il resto. I lacerti delle spesse mura nelle quali s’apre la Porta Rutilona, le basi dei robusti torrioni provano l’efficacia di quelle fortificazioni. Inclusa nell’antica rocca, la Chiesa di Sant`Agostino, con annesso convento, eretta nel ‘300 su un oratorio eremitico alla cui fabbrica vennero aggregate le antichissime chiese di S. Giovanni Battista e di S. Pietro. Dalla rocca, un ripido sentiero s’inerpica ai bastioni di Ocosce che difendevano Cascia e la via per Monteleone di Spoleto.
 
Nella parte alta della città di Cascia, ai piedi dell’antica rocca, la moderna Basilica di Santa Rita e l’antico Convento della Maddalena in cui Rita visse la sua vocazione monastica. Come avvenne per molte altre rocche, il moltiplicarsi dei residenti impose più ampie cinte murarie, costruite nella parte bassa del colle prospiciente la valle del fiume Corno, l’antico Nar.
 
Nella porzione sopravvissuta al travaglio della storia s’apre la Porta Leonina difesa da alto torrione, da cui si sale alla Chiesa Collegiata di S. Maria; a sinistra della Leonina, la Porta Orientale prospiciente la Chiesa di S. Antonio, ricca d’opere d’arte medievale con affreschi sulla vita di Cristo di Nicola da Siena e sulla vita di Sant’Antonio Abate. Dalla medesima porta si sale alla Chiesa di S. Francesco. All’interno delle mura, i secenteschi palazzi Carli, sede della Biblioteca Civica e dell’Archivio, e Santi, sede del Museo Civico.
 
Da Cascia, dopo il bivio per Ocosce e, a sinistra, per il Monte Meraviglia, paradiso per gli appassionati del trekking, la strada scende e, prendendo la breve deviazione per il Casale Castellano, può godersi della superba vista aerea del Sacro Scoglio e di Roccaporena, borgo natale di S. Rita.
 
Riprendendo il cammino, si attraversa il Ponte delle Ferriere proseguendo per Monteleone di Spoleto. Poco prima di salire al paese, il bivio per Ruscio conduce alla Pieve longobarda di S.Maria de Equo.
 
Sulla parte più alta del colle Faggio (m 978 s.l.m.) dove è ubicato Monteleone di Spoleto, nell’880 il conte Attone eresse Brufa, “castello di poggio” che controllava importanti vie di comunicazione. Di esse una raggiungeva Ponte, già centro amministrativo dell’omonimo gastaldato longobardo, e da qui proseguiva per Norcia, oppure per Terni e Spoleto; un’altra scendeva a Cascia; una terza attraversando l’altopiano leonessano, da Albaneto raggiungeva la Salaria o, dall’altopiano di Chiavano e il tempio di romano di Villa San Silvestro, scendeva a Norcia; una quarta, passando per il Salto del Cieco, raggiungeva il castello di Polino e la Flaminia.
Nel 1190 i Tiberti, discendenti degli Attoni/Arroni signori di Ferentillo e Arrone, donarono la rocca a Spoleto. Nel 1228, Brufa venne incendiata dai saraceni di Federico II al comando di Bertoldo d’Urslingen. Nel 1265, in cambio del pagamento  dell’imposta del focatico, o fodrum, Spoleto concesse ai Tiberti di ricostruire e la rocca, che prese il nome di “Mons Leonis”.
 
Della primitiva rocca restano tratti di mura e l’imponente torre (in seguito munita d’orologio) con la porta d’entrata che immette alla piazzola fiancheggiata da un portico dove sono esposte antiche misure per cereali. Dalla stessa si accede al magnifico portale dei maestri lombardi che orna la trecentesca chiesa francescana. Costruita sull’antica chiesa benedettina di S. Maria, nel 1280 fu dedicata a S. Francesco e alla Madonna Assunta.
 
Attorno all’antica rocca si sviluppò il borgo, cinto nel ‘400 da un secondo circuito murario di cui sopravvivono notevoli tratti e alcune torri di difesa. Attraverso la porta principale della seconda cinta, la “Spoletina” col suo arco ogivale, si entra in paese. Ad ovest si apriva la porta “di S. Giacomo”. Ad est, la porta “delle Monache” prossima a convento agostiniano e alla Chiesa di S. Caterina con l’immagine della Madonna della Quercia a protezione dalla peste.
 
Da Monteleone di Spoleto si giunge al bivio per Usigni e Poggiodomo: a sinistra la strada carrozzabile conduce ai castelli di Gavelli, Caso e Sant`Anatolia di Narco.
Proseguendo in direzione di Poggiodomo, la rocca di Usigni, castello di poggio (m 100 s.l.m.), eretta su uno sperone che domina la valle del fiume Tissino, un tempo percorsa da importanti strade, fu oggetto di secolari contese tra Cascia e Spoleto. Il nucleo abitativo più antico, col monastero benedettino di S. Salvatore dipendente dall’Abbazia di Sassovivo, era concentrato nella parte alta.
 
Quando, nel 1198, venne costituito il Comune di Cascia, per volere di papa Innocenzo III Usigni venne sottoposta alla sua giurisdizione. Nel 1272, Spoleto conquistò il castello abbandonato dalle truppe di Manfredi lasciando semidiruto il castello, riconquistato poco dopo da Cascia. In cerca di pace, nel 1276, donna Monaldesca di Oderisio, vedova del ghibellino Nicola Barattelli signore di Usigni, donò a Spoleto quanto restava della rocca mantenendo, nella valle del Tissino, il possesso delle terre coltivabili e dei mulini. Spoleto accettò riservandosi l’esclusivo diritto di ricostruire la rocca. Le contese tra la guelfa e opulenta Cascia e la popolazione rurale del Contado ghibellino termineranno solo con la pace del 1529 celebrata dagli Angelucci di Mevale nella tela nella Chiesa di S. Maria. Nel 1536, Usigni torna sotto la giurisdizione di Cascia la quale, onde prevenire possibili assalti spoletini, dota la rocca di un nuovo torrione e provvede a restaurarla affidando l’opera ai maestri lombardi. Nel 1631, il cardinale Fausto Poli, nativo di Usigni, iniziò la costruzione della Chiesa di S. Salvatore. Questa, assieme alla residenza del Poli, si staglia sulle case più antiche rompendo l’austera architettura che, per secoli, aveva difeso il borgo.
 
Seguendo la strada in direzione di Borgo Cerreto, il castello di Poggiodomo (m 974 s.l.m.), che fu costruito tra il ‘200 e il ‘300 sullo sperone roccioso, sorta di podio naturale (podium) da cui l’antico borgo deriva il nome. Già nell’età del bronzo alcune alture circostanti erano state fortificate e trasformate in “castellieri”.
Nell’alto Medioevo, soggetto al Ducato longobardo di Spoleto, Poggiodomo faceva parte del gastaldato di Ponte. In seguito, seguì la secolare sorte dei castelli della Valnerina contesi tra Chiesa e Impero. Nel 1198, Corrado d’Urslingen cedette il Ducato a papa Innocenzo III ma, con l’ascesa al trono di Federico II, i figli di Corrado Rainaldo e Bertoldo nel 1228 riconquistarono Spoleto e vari castelli, tra cui Usigni (Usinium) e Poggiodomo (Podium domi). Contesi tra Cascia e Spoleto, almeno fino agli inizi del ‘500, i due castelli non conobbero una stabile pace.
 
L’impianto urbanistico di Poggiodomo, stretto nel forte abbraccio delle mura, si concentrava in alto attorno al cassero. Anguste viuzze separavano le abitazioni. Più in basso, stalle, fienili e magazzini.
A iniziare dal ‘600, col mutare delle vicende storiche e il succedere di ere più pacifiche, la nobiltà locale iniziò a costruire palazzetti all’altezza del proprio rango. La chiesa più antica, del ‘300, è intitolata a S. Pietro. La più recente, con altari lignei del ‘600, a S. Carlo Borromeo, importante protagonista della Controriforma.
 
Proseguendo in direzione di Ponte e Cerreto di Spoleto, il castello “a nido d’aquila”di Roccatamburo (m 778 s.l.m.) venne eretto su uno sperone roccioso difeso su tre lati dall’abrupta orografia. Le case più antiche, strette l’una all’altra per atavica diffidenza nei confronti dei frequenti e impietosi nemici, si raggruppavano attorno alla Pieve di S. Maria, abbellita nei secoli da notevoli tesori d’arte. S’entrava alla rocca per una maestosa porta ogivale alta cinque metri cui si perveniva scendendo dall’altura. Lungo la strada d’accesso al castello erano ubicate le stalle, cui si accedeva dal basso, con fienili sovrapposti.
 
Dal castello di Roccatamburo, una carrozzabile e due sentieri scoscesi scendono all’antico nucleo eremitico di Valle Noce con le cellae degli anacoreti scavate a guisa di colombario nelle impervie balze e la Chiesa rupestre dell’Eremo della Madonna della Stella, mèta di primaverili pellegrinaggi. Uno dei sentieri è fiancheggiato da stalle e fienili, l’altro da abitazioni rurali con scala d’accesso esterna.
 
Da Roccatamburo, una strada sale sui sognanti pascoli dell’altopiano di Mucciafora, sormontati dal massiccio del Monte Coscerno, con l’omonimo borgo, per secoli turbolento castello, che oggi sonnecchia sul colle, per poi discendere a Vallo di Nera e all’arteria di fondovalle che, da tempi immemorabili, segue il corso del fiume Nera.
 
Più avanti, Rocchetta (m 793 s.l.m.) che deriva il nome dall’antico castello costruito sull’altura a guardia della via che da Cascia conduceva a Spoleto e a guardia della valle del Tissino percorsa da un’antica arteria stradale. La rocca, munita di torre di avvistamento e difesa oggi diroccata, includeva una chiesa che, in caso d’assedio, sostituiva la romanica Chiesa di S. Nicola extra moenia. In tempi relativamente più tranquilli, tra il ‘500 e il ‘600, il borgo si estese ai piedi dell’altura in prossimità della via per Cascia, attorno alla Chiesa di S. Maria del Verde.
 
Proseguendo l’itinerario, appollaiato su una piramide rocciosa, si scorge il castello di Ponte (m 441 s.l.m.) da cui vegliarono sentinelle italiche, poi romane e longobarde. La rocca più antica al vertice dello scoglio, diede il nome al gastaldato longobardo di Ponte che, soggetto ai duchi di Spoleto, nel sec. VIII si estendeva fino a Norcia. Il castello tardo-medievale incorporò l’antico cassero sviluppando, a quota più bassa, una più ampia cinta muraria. Fuori delle mura, lungo il pendio, il borgo. Più in basso, la Pieve romanica di S. Maria (sec. XII) dalla facciata scolpita da maestranze lombarde nella quale il simbolismo architettonico adombra la teologia e il mistero della Trinità.
 
Da Ponte si giunge all’antico centro commerciale di Borgo Cerreto (m 357 s.l.m.) dipendente dal castello di Cerreto di Spoleto, cui conduce una rapida deviazione, sorto in prossimità di uno dei guadi del Nera.
 
Maestosa, dai lacerti delle possenti mura disfatte da secoli di pace si erge sull’attuale borgo l’alta torre del castello di Cerreto di Spoleto che è il segno più tangibile dell’antico castello, insieme ad una parte delle mura e a due porte a sesto acuto che immettono nella piazza principale.
Da visitare, la chiesa di S. Maria “Delibera” («libera nos a peste, a fame a bello») con l’abside ricavata da una torre di guardia, e la chiesa di S. Maria dell’Annunziata. All’interno tele d’altare dedicate all’Annunciazione, all’adorazione dei magi e alla strage degli innocenti.
 
Proseguendo la strada Valnerina di fondovalle, ad est, si va per Biselli, Serravalle di Norcia, Cascia e Norcia.
A Borgo Cerreto, l’itinerario si congiunge con un altro importante itinerario che, partendo da Preci e la Valle Castoriana, attraversa l’intera Valle del Nera e si conclude alla Cascata delle Marmore.

 

Photogallery: Cascia e il suo territorio - I luoghi di Santa Rita - La vita di Santa Rita nell`iconografia del Santuario - Cascia, la Basilica di Santa RitaCascia, la Chiesa di Sant`Agostino - OcosceMonteleone di Spoleto - Usigni e la chiesa di San Salvatore - Poggiodomo. Una tavolozza di colori - L`Eremo della Madonna della Stella - Ponte, la chiesa di Santa Maria Assunta - Cerreto di Spoleto, la Chiesa dell`Annunziata

 

Videogallery: I luoghi di Santa Rita da Cascia - Il popolo di Santa Rita da Cascia - Cascia e il suo territorio - Monteleone di Spoleto - Cerreto di Spoleto, tra passato e presente

 

Escursioni e passeggiate per gli appassionati del Trekking: Cascia, a passeggio con i più piccoli - Il Sentiero di Santa Rita - Il Grande Anello di Monte Meraviglia - L`Altopiano di Ocosce - Monteleone, alla chiesa della Madonna di Castelvecchio - Monteleone, il paesaggio della Madonna delle Grazie - Monteleone, la Biga di Colle del Capitano - L`Eremo della Madonna della Stella - Poggiodomo, i Piani di Mucciafora - Ponte, il castello a nido d`aquila

 

INDIETRO