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Circuiti

Vallo di Nera e Cereto di Spoleto - itinerari e luoghi del l`arte in Valnerina
Cerreto di Spoleto

Tipologia: Circuiti
Lunghezza: 60 Km
Difficoltà: In Automobile
Durata: Da 4 a 8 ore
Interessi: Storico - Artistico

L’itinerario, risalendo il corso del fiume Nera, da Vallo di Nera giunge a Piedipaterno e, per l’antica via spoletina, arriva a Grotti. Da qui, passando ai piedi del Monte Galenne, raggiunge Geppa, Paterno, Meggiano e il santuario francescano della Madonna di Costantinopoli.
Da Buggiano prosegue alla volta di Postignano, esempio di architettura medievale castrense tra i meglio conservati e tra i più suggestivi della Valnerina. Dalla longobarda Cerreto di Spoleto, attraversando Borgo Cerreto, dopo la visita alla chiesa di Santa Maria Assunta a Ponte, l’itinerario si conclude presso la romana Tripontium.

Della Chiesa di Santa Maria a Vallo di Nera si hanno notizie almeno dal 1176, quando sul colle sorgeva rocca imperiale di Castrum Flezani precedente la fondazione di Castrum Valli (1217). Agli inizi del ‘300, la chiesa passò ai Minori Conventuali che la ingrandirono dedicandola a San Francesco, trasformarono una delle torri di difesa in campanile e costruirono l’annesso convento. Sotto il pontificato d’Innocenzo X, nel 1652, la chiesa venne dedicata a Maria Assunta. Un rosone con raggiera di 12 colonnine orna la facciata. Tramite un grande arco si accede alla tribuna absidata, priva di cappelle laterali.
In origine, le pareti della chiesa erano completamente affrescate, espressione d’una devozione risalente alle primitive communitates cristiane.

Sulla parete sinistra: martirio di Santa Lucia protettrice della vista, attribuito a Cola di Pietro da Camerino (inizi ‘400). Proseguendo: Santa Caterina d’Alessandria e San Francesco.
A destra dell’altare, nel registro inferiore, affresco del ‘500 con Madonna del Latte tra San Gregorio Magno e un porporato; una Madonna con Bambino (1435) e un’altra intenta ad allattarlo. A destra, delicata Madonna del Latte del Maestro di Eggi (1435); Barbara, protettrice dalla folgore e Caterina d’Alessandria. In prossimità dell’arcone, nel registro inferiore, Madonna e Bambino di scuola riminese (1432). Sull’arcone: i SS. Antonio Abate e Cristoforo. Nell’abside, affreschi di Cola di Pietro da Camerino (1400): sulla parete sinistra, Dormitio della Vergine e Assunzione.
Sotto, Madonna in trono tra una martire (Santa Cristina) e San Bernardino. A destra, Fuga in Egitto. Sulla parete di fondo, in alto: Annunciazione; sotto, a sinistra, Natività; a destra, Adorazione dei Magi. Nel registro sottostante: Crocifissione. A sinistra del gruppo: SS. Giovanni Battista, Cristina, Lorenzo; a destra: i SS. Giacomo, Caterina, Bartolomeo. Sulla parete destra dell’abside, dall’alto: San Francesco riceve le stimmate; la predica agli uccelli; Flagellazione di Gesù. A fianco, a destra della monofora: i SS. Leonardo liberatore dei carcerati e Antonio Abate.

Sulla parete destra della navata: 11 santi tra cui Giuliano in vesti militari e Antonio Abate. Sotto, processione dei Bianchi: movimento di penitenti sorto nel 1399 per proclamare pace universale e implorare perdono per i peccati. Nel 1401, nel loro passaggio alla volta di Roma, Cola di Pietro li ritrasse intenti a scambiarsi il bacio della pace, cantare le lodi della Vergine, «Misericordia, o Vergine pia, pace o Vergine Maria», e implorare perdono dinanzi al Crocefisso.
A destra della seconda finestra: Antonio Abate; Gregorio Magno con triregnum. Proseguendo: Madonna in trono (metà del ‘400) e Bambino con passerotto. A fianco, Santa Chiara e Santa Maria Egiziaca dai prolissi capelli.
Il penultimo gruppo di affreschi si svolge su tre registri: in alto, Madonna del Latte; a destra, i SS. Rocco e Sebastiano protettori dalla peste nera (1486). Sotto: San Gregorio Magno benedicente. Sulla destra, pugnalato dagli eretici, San Pietro Martire compare anche nel gruppo seguente assieme a San Sebastiano. Nel registro più basso, Trinità tricipite con libro su cui è scritto: «Pater et Filius et Spiritus Sanctus et tres unum sunt». Due modi per enunciare il dogma trinitario, il primo dedicato ai moltissimi che non sapevano leggere.

Sulla platea del cassero, la duecentesca Chiesa di San Giovanni Battista, parzialmente ricostruita nel ‘500. Nell’unica navata coperta da capriate, sulla parete destra, grande tela con Madonna e i SS. Ponziano, Carlo Borromeo e Francesco di Paola (1737); altare barocco della Compagnia del SS. Rosario con tela della Madonna del Rosario e misteri (1692). Gli affreschi più preziosi, opera di Jacopo Siculo (1536) decorano la parete di fondo e l’abside. Tra di essi: Annunciazione; i SS. Rocco e Sebastiano protettori dalla peste nera.
Nel catino: Dormitio Virginis, opera di Jacopo Siculo; nella calotta: Assunzione e Incoronazione di Maria. Nella cinta muraria, la trecentesca Chiesa di Santa Caterina, con l’ex-Monastero delle Terziarie francescane. Tra gli affreschi superstiti: Madonna con Bambino e Santa Caterina d’Alessandria (sec. XV).

Extra moenia, la chiesuola di San Rocco con l’affresco quattrocentesco d’una venerata Madonna del Latte in edicola del ‘600. La notevole profusione in Valnerina di questo tema iconografico, derivato dalla Galaktotrophoûsa bizantina, testimonia un culto secolare volto alla propiziazione del latte materno.

Da Vallo di Nera, l’itinerario prosegue per Piedipaterno, sorto nel tardo Medioevo ai piedi del longobardo Castrum Paterni con la locale Chiesa di San Sebastiano, eretta sulla duecentesca dedicata a San Costanzo, attorno alla quale si formò il borgo. All’interno: pregevole tela del ‘600 con Madonna in trono tra i SS. Costanzo e l’evangelista Luca; altar maggiore con opulenta mostra lignea.

A nord di Piedipaterno, la Chiesa di Santa Maria dell’Eremita (“La Romita”) costruita nel sec. XI sull’oratorio di una comunità di anacoreti, forse giunti nel sec. VI dalla laura spoletina di Monteluco fondata dal siriano Isacco, insediatisi nelle vicine grotte. L’unica navata con transetto poggia su una cripta a croce greca la cui pianta ricorda quella del mausoleo di Galla Placidia. Tra gli affreschi superstiti, Madonna con Bambino del Maestro di Eggi (prima metà del’400). Un’altra Madonna con Bambino, raffigurata in una duecentesca immagine lignea policroma cui si attribuivano numerosi miracoli, fu oggetto di secolare venerazione. Addossato alla chiesa, l’ex-monastero di Santa Maria de Ugonis (sec. XI) già della congregazione benedettina di Vallombrosa fondata da San Giovanni Gualberto (†1073).

Nel castello di Grotti, eretto nel ‘200, la trecentesca Chiesa di Santa Maria delle Grazie conserva affreschi della metà del ‘500 tra i quali: i SS. Sebastiano, Rocco e Antonio di Padova della scuola dello Spagna. Nei pressi del borgo, la solitaria Chiesa della “Madonna de le Scentelle”, antica cella eremitica, oggi Santa Maria delle Grazie.

Nell’antico castello di Geppa, con la sua porta ad arco tondo munita di feritoie per il sollevamento del ponte levatoio, nella Chiesa di Santo Stefano la Madonna della Misericordia protegge sotto il manto il popolo devoto.

Da Geppa l’itinerario raggiunge Paterno, castello arroccato su un picco a guardia del Nera. Extra moenia, la Pieve di San Giusto (“la Pia”) ampliata nel ‘200 con pianta a croce greca sormontata al centro da cupola e ornata da portale romanico, la cui fondazione precede la costruzione del castello. Tra i secoli XI-XIV, prima la pieve, poi il castello e il borgo si svilupparono nei pressi di un insediamento eremitico del sec. VI. All’interno, affreschi del ‘500 attribuiti a Perino Cesarei, o agli Angelucci da Mevale.

Nelle mura del castello di Meggiano, costruito tra il ‘200 e il ‘300 sulle pendici del Monte Maggiore, la Chiesa di Sant’Angelo “de Mejana” conserva una pregevole tavola di pittore umbro degli inizi del ‘500 con Madonna e Bambino tra i SS. Sebastiano e Rocco, oltre a una Croce sagomata del ‘400.
Extra moenia, la duecentesca chiesa romanica di Sancta Maria de Pedemonte, anteriore alla fondazione del castello.

Da Meggiano, una breve deviazione conduce a Roccagelli, avamposto della rocca di Meggiano dalla quale un ripido sentiero scendeva alla Chiesa di Santa Maria dell’Eremita e al Nera.

Da Meggiano, verso nord, dopo Montefiorello con la sua alta torre di vedetta, l’itinerario raggiunge il bivio per la Madonna di Costantinopoli (sec. XVI-XVII) con l’ex-convento francescano. Nella chiesa, altari e tele del ‘600.

Tornati alla strada principale, si prosegue per Bugiano. Nei pressi di Bugian Piccolo, sulla cima di un colle s’erge la romanica Chiesa di San Giovanni Battista, precedente l’insediamento.

Proseguendo in territorio di Sellano, il castello di Postignano: uno dei più suggestivi borghi della Valnerina che un’encomiabile opera di restauro ha salvato da distruzione certa. Il castello, dei secoli IX-X, conserva il cassero e l’alta torre poligonale d’avvistamento. Il pittoresco abitato, stretto nella cinta muraria con le anguste stradine collegate da rampe e sovrastate da cavalcavia, si è sviluppato in altezza con edifici che raggiungono fino a sei piani.
La vecchia chiesa di San Primiano, patrono del castello, nel ‘300 fu dedicata a San Lorenzo. All’interno, affreschi del ‘500 stesi su dipinti più antichi.

Da Postignano, scendendo lungo la Valle del Vigi si raggiunge Cerreto di Spoleto. Il castello, di epoca longobarda, attraversato da una via di cresta affiancata da vie parallele, culminava nella rocca di cui resta l’alta “torre civica” col “campanone” del ‘400. L’imponente cerchia di mura munita di quattro porte, racchiudeva quattro “guaite”, o quartieri. A una porta a sesto acuto della rocca venne addossato il Palazzo Argentieri. Sull’antica platea s’ergeva un’annosa quercia emblema di Cerreto di Spoleto, evocata nel rimpianto da Giovanni Gioviano Pontano (1429-1503) raffinato umanista cerretano esule a Napoli presso la corte d’Alfonso di Aragona. Attorno alla piazza, edifici gentilizi e il cinquecentesco Palazzo Comunale compongono un’elegante scenografia rinascimentale.

Prossima alla platea della rocca, la Chiesa di Santa Maria Annunziata patrona di Cerreto di Spoleto, con portale del 1592 sul lato sinistro dell’unica navata, custodisce le tele di San Carlo Borromeo tra gli appestati (1732); la secentesca tela di sapore caravaggesco con la Strage degli Innocenti; la Madonna del Rosario di Felice Damiani (1583).

Nella parte bassa di Cerreto di Spoleto, la ex-Chiesa di San Giacomo (oggi Pinacoteca Comunale) e l’ex-monastero femminile benedettino, entrambi con affreschi quattrocenteschi e magnifica vista sul Nera. La Chiesa col Convento di San Giacomo, prossima a una delle porte del castello, ha conservato la tela della Visitazione dipinta da Camillo Angelucci (1573) oggi nel Palazzo Comunale e affreschi del’400. Degne di nota: un’Annunciazione e una Crocifissione.

La rinascimentale Chiesa di Santa Maria “Delibera”, o Del Soccorso, con abside ricavata da un torrione tondo munito di bocche da fuoco e portale del ‘400, conserva dipinti del ‘400-‘500; una tela di Felice Damiani (1581) con Madonna e Bambino e i SS. Antonio Abate e Lucia; un affresco con la Madonna della Misericordia che protegge i castellani sotto il suo manto (inizi ‘500); nel catino dell’abside, Incoronazione di Maria tra cori angelici e antiche sibille; figure di Profeti (1535); Natività del “Maestro di Poreta” (1598).

Da Cerreto di Spoleto, l’itinerario raggiunge Borgo Cerreto, antico avamposto fortificato a controllo dei guadi. Qui i francescani erano presenti già alla fine del ‘200. La Chiesa di San Francesco, dalla tipica facciata a capanna, mostra un portale ogivale a colonnine ornato dall’Agnus Dei. All’interno, sulla parete sinistra: affresco di Sant’Antonio da Padova e Madonna di Loreto (1507); Annunciazione di Camillo Angelucci; Santa Caterina (inizi ‘400); Deposizione dalla Croce della I metà del ‘300: Madonna del Rosario di Camillo Angelucci; Predica di S Francesco agli uccelli (sec. XV).
Nell’abside: Albero della Croce e Crocifissione (sec. XV). Sulla parete destra, nella cappella della Confraternita di Santa Maria dei Morti e dei Vivi, Madonna e Bambino tra i SS. Giacomo, Ludovico, Antonio Abate e Leonardo. Sulla controfacciata: Madonna della Misericordia (1426).

Da Borgo Cerreto si prosegue per Ponte per visitare la chiesa romanica di Santa Maria Assunta (Plebs S. Mariae de Platea) costruita nel 1210 su una chiesa coeva alla rocca longobarda e fondata sulla plaea della medesima. Elemento di spicco della facciata è il rosone il cui simbolismo numerico, fondato sul 9 e suoi multipli, esprime i significato cosmico del mistero trinitario mentre la rosa centrale a 5 petali simboleggia la Passione.
I dieci archetti supportati al centro da un talamone che fronteggia l’entrata sono allegoria dei 10 comandamenti e della robusta fede che permette di metterli in pratica, condizione essenziale per entrare nel Regno. All’interno, oltre agli affreschi dei sec. XV-XVI, tra cui, nell’abside, lo Sposalizio di Santa Caterina (1519): degna di nota è la tela della Deposizione, della scuola di Daniele da Volterra col gruppo di Maria e Pie Donne in vesti di foggia levantina.

L’itinerario si conclude a Triponzo, l’antica Tripontium così chiamata in epoca romana da tre ponti oggi scomparsi. Qui il fiume Corno confluisce nel Nera. Le calde acque sulfuree delle locali sorgive furono convogliate nelle terme romane e il nome di “Balza Tagliata” commemora il cammino romano scavato nella rupe nel I sec. a.C..

Fuori del centro abitato, la Chiesa della Madonna del Carmine custodisce una statua lignea duecentesca di Madonna con Bambino.
Nell’abitato di Triponzo, la Chiesa di Santa Caterina, ricostruita dopo il terremoto del 1703, conserva il portale del 1503. All’interno, a destra dell’entrata, una scultura frammentaria del Risorto (sec. XVI). Sulla parete di fondo, altare ligneo proveniente dalla Chiesa dell’Annunziata con tela di Santa Caterina d’Alessandria (sec. XVII).

Da Triponzo, in direzione est, la strada prosegue per Preci e Visso e ad ovest per la Cascata delle Marmore.

 

 
 

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