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Eremo della Madonna della Stella, già Eremo di Santa Croce

Cerreto di Spoleto - Poggiodomo

Le vicende storiche dell`Eremo della Madonna della Stella risalgono al secolo VIII quando, alla confluenza di Valle Noce e Valle Marta, lungo gli antichi itinerari che, provenienti da Leonessa e Cascia, confluivano verso il Gastaldato Pontano e quindi verso Spoleto, capitale dell`omonimo ducato longobardo, sorse il Monasterium S. Benedicti in Faucibus o in Vallibus, soggetto all`Abbazia di S. Pietro di Ferentillo fatta edificare nel 720 dal duca Faroaldo.

La costruzione del monastero, lungo un nodo stradale così importante, è da legare sia alla politica di controllo del territorio esercitata dai duchi di Spoleto, sia, più in generale, all`opera di evangelizzazione e di espansione del monachesimo nella montagna. Nel solo territorio di Cascia, infatti, sono attestati nello stesso periodo ben undici celle monastiche e una quindicina di monasteri benedettini. D’altro canto nell’intera Valnerina, fin dal V° secolo, alcuni monaci siriani avevano trasferito l’esperienza monastica orientale e che porto alla fondazione, tra le altre, dell`Abbazia di Sant’Eutizio in Valle Castoriana nei pressi di Preci e, dell’Abbazia dei Santi Felice e Mauro nei pressi di Sant’Anatolia di Narco. I monaci affiancarono all’opera di evangelizzazione quella di bonifica delle valli dai continui impaludimenti come testimonia l’uccisione del drago da parte dei Santi Felice e Mauro scolpita sulla facciata della chiesa di San Felice.

Di grande importanza il fatto che nel 480 nacque, a Norcia, San Benedetto, nel cui nome l’aspirazione monastica si concretizzerà, appunto, in una miriade di celle e monasteri. Successivamente, il declino dei Benedettini in tutto il territorio verificatosi a partire dal 1200 in poi, favorì l’insediamento di un altro ordine, quello degli Agostiniani, che progressivamente prendeva possesso dei beni e dei monasteri abbandonati dai primi. Fu così che nel 1308 il Capitolo Lateranense concesse i possedimenti, precedentemente incorporati, ai frati Andrea da Cascia e Giovanni da Norcia, eremiti dell’Ordine di Sant`Agostino di Cascia, con il solo obbligo di versare un danaro all`anno in favore della chiesa di San Benedetto in occasione della festa del Santo. Qualche strascico però dovette esserci tra i due ordini se nel 1337 il Capitolo Lateranense, tramite un suo procuratore, sentì il bisogno di ribadire la concessione precedente con un nuovo atto.

Risalita la stretta valle, i due eremiti diedero inizio all`opera di edificazione dell`eremo attuale che poi prese il nome di Santa Croce in Valle. Alla nuova chiesa, in parte ricavata scavando nella roccia, si aggiunsero con il tempo una decina di celle monastiche, ricavate anch`esse nella parete rocciosa con l`aggiunta di parti murarie. Sorgeva così una sorta di Laura dove la recente esperienza cenobitica si fondeva con quella più antica degli eremiti orientali. Alla vita comunitaria intorno alla chiesa e al refettorio, dislocato sul piazzale limitrofo e di cui rimangono solo alcuni fregi sulla parete a monte, si affiancava quella del silenzio e della meditazione nell`alveare di celle scavate nella roccia. Questa esperienza è rintracciabile anche in altri luoghi della Valnerina, primo fra tutti proprio Sant`Eutizio in Valle Castoriana.

Nel 1416 la Chiesa di Santa Croce fu abbellita con un ciclo pittorico che, partendo da destra, raffigura una piccola Pietà seguita da una Pietà più grande con il busto del Cristo morto che esce dal sepolcro e da S. Michele Arcangelo che uccide il dragone. Entro una cornice in finto mosaico è poi raffigurata la Madonna in trono con il Bambino poppante tra S. Pietro e S. Paolo.             Nel trittico successivo appare S. Lucia con due fiaccole in mano tra S. Benedetto che regge il libro della regola e S. Caterina di Alessandria con la ruota in mano. Un muro divide tale ciclo dal trittico della sagrestia che raffigura la Madonna in trono con ai lati S. Agostino e S. Gregorio Magno. La data in caratteri gotici si trova in fondo al trittico della sagrestia.

Con il passare degli anni anche gli Agostiniani di Cascia cominciarono a disertare questo luogo di culto, tanto che nel 1459 nominarono un cercatore per S. Croce, segno evidente di sopperire all`assenza di un presidio stabile sul posto. Il De Lunel, nella sua visita apostolica del 1571, riferì di aver trovato la chiesa derutam, con i redditi goduti dal vicino castello di Roccatamburo.

Persa quasi la memoria del luogo quando nel 1833 due pastorelli di Roccatamburo ne rinvennero il dipinto in mezzo ai rovi si gridò al miracolo. Riprese allora il culto da parte delle popolazioni dei paesi vicini e, con le offerte dei fedeli, fu restaurata la chiesa che da allora prese il nome di Madonna della Stella, dalla veste che indossa la Madonna dipinta sulla parete rocciosa trapunta di croci a forma di stelle.

Il Santuario della Madonna della Stella e le grotte eremitiche aperte nella parete rocciosa, sono ubicate in una strettoia ombrosa, Valle Noce, posta tra Monte Maggio e Monte Porretta. Ad incorniciare il sentiero che porta fino all’Eremo, un limpido ruscello che nasce sui versanti orientali del Monte Porretta, formando una piccola cascata a poca distanza dal Santuario.

Come scrisse lo storico Marco Franceschini, quegli antichi eremiti scelsero di vivere «in mezzo a due altissimi monti, dove non si vede altro che due palmi di cielo». Nulla distoglie l’attenzione dalla meditazione e dalla preghiera in questo luogo.

Da allora l`eremo fu custodito da eremiti volontari, l`ultimo dei quali, ricordato ancora da molti anziani, fu Luigi Crescenzi di Poggioprimocaso. Egli servì l`eremo dal 1919 al 1949, anno nel quale morì cadendo dall`alto del piazzale antistante le celle monastiche. Il culto mariano è rimasto vivo in tutta la popolazione della montagna e ogni anno, nel mese di maggio, numerose processioni provenienti dai paesi vicini si inerpicano per il ripido sentiero a rinnovare la devozione tramandata attraverso le generazioni.

Roccatamburo, alla cui parrocchia la chiesa della Madonna della Stella è soggetta, e che da sempre ne cura la manutenzione e il decoro, spetta l`onore di aprire, la prima domenica di maggio, il ripetersi della tradizione.

 

 

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